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Ricreare la tradizione liberalsocialista
Ernesto Masucci - Trieste04.02.2012 -
Il lavoro che attende l'Associazione è veramente immane : ridare, o forse "creare" praticamente da zero, visibilità e forza alla tradizione "liberalsocialista".
Uno dei problemi, il maggiore forse, è dare "appeal" a questa tradizione nei confronti delle giovani generazioni e nel mondo del lavoro, per evitare che la nostra Associazione si limiti ad essere un "centro studio" elitario e poco collegato alla realtà quotidiana dei cittadini di questo paese.
Ritengo quindi necessario avere ben presente le nostre radici e le fonti ispiratrici della tradizione liberalsocialista ma facendola "vivere" nei programmi e nelle proposte concrete più che richiamandosi a nomi ed episodi che, purtroppo, le nuove generazioni (ma anche gran parte delle "vecchie") non conoscono. importante è anche il collegamento con il mondo sindacale, soprattutto la Uil ma senza sottovalutare che anche in Cgil e Cisl ci sono sensibilità a noi potenzialmente vicine.
Ed anche tra i partiti credo che non dobbiamo avere preclusione nei riguardi di nessuna provenienza, sia a sinistra, che al centro, che a destra; ma anzi tentando di uscire una volta per tutte da certe logiche di schieramento che sotto molti aspetti non hanno più senso.
IL RINNOVAMENTO CULTURALE PROCEDE
David Incamicia02.02.2012 - Piattaforma essenziale e condivisibile soprattutto nella cauta impostazione. E' vero, il percorso non sarà affatto semplice ma proprio per questo non bisogna avviso avere fretta. Il processo di rinnovamento culturale, favorito da una straordinaria effervescenza movimentista e già avviatosi nei mesi addietro, è destinato a completarsi sotto la spinta decisa del governo Monti e, volenti o nolenti, finirà per travolgere proprio i partiti italiani di cartapesta sorti nella seconda repubblica. La gente, almeno quella che non corre dietro a facili stereotipi e ragiona senza incrostazioni ideologiche, chiede semplicemente maggiori democrazia ed equità sociale. Ed auspica riferimenti capaci di gestire il presente e di costruire il futuro, anche laddove questi si richiamino a valori e a modelli culturali ormai datati. In sostanza, dopo tangentopoli e dopo il berlusconismo, occorre all'Italia chi abbia il coraggio di candidarsi al ruolo di guida senza invocazioni populistiche e oltre le contingenti emergenze. Serve la Politica con la "P" maiuscola.
LA LEZIONE DI CALOGERO E CAPITINI
Paolo Allegrezza02.02.2012 -
Concordo con il discorso pronunciato da Teodori cui aggiungerei però una postilla che, mi rendo conto, non è di facile digestione: un progetto del genere non può fare finta che non esistano i radicali e non può non contenere una riflessione sull'esperienza che recentemente più si è avvicinata alla realizzazione di una forza liberalsocialista: la rosa nel pugno.
Inoltre, parlerei di liberalsocialismo senza trattini, come esplicito richiamo alla lezione di Calogero e Capitini.
A MARGINE DEL SEMINARIO
Danilo Di Matteo01.02.2012 -
Ciò che provo a dire nelle ultime settimane riguarda un aspetto purtroppo sovente sottovalutato: il bisogno di lavorare anche sul piano simbolico.
Non si può ridurre il riformismo ai dati e alle cifre. Un legame autentico e forte con la realtà, con il mondo degli esseri umani, non può fare a meno delle passioni e degli ideali.....In passato, ad esempio, è stato su quel piano che il contrasto fra gli interessi dei dipendenti e quelli dei datori di lavoro è divenuto coscienza di classe e si è espresso, ad esempio, mediante i partiti “del proletariato”.
Il simbolico non corrisponde all’immaginario: rappresenta semplicemente un livello più alto di astrazione rispetto a quello materiale. Astrazione, però, che si nutre del cuore delle persone e che quel cuore va a nutrire.
Come ricostruire la politica e rinnovare la Repubblica ignorando tutto ciò? Per certi versi la sinistra “neomassimalista” di Nichi Vendola prova a interpretare tale compito... Ecco: noi da liberali, da laici, da socialisti dovremmo tessere una trama. Non bastano i flash (e neppure i flashback). Nostro compito è di riaprire un discorso, rivolgendoci agli uomini e alle donne in carne e ossa. Parlando di libertà e di responsabilità ai loro cuori e alle loro menti, e provando a motivarli.
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